domenica 31 maggio 2020

#parolamia Dall'arroganza alla gratitudine, di T


Ricordo con grande precisione quando, al TG a casa di mia nonna, per la prima volta ho sentito la notizia di un certo nuovo virus diffusosi in Cina che già aveva cominciato a lasciare vittime dietro di sé.
Ricordo che l'immediato sentimento che mi  aveva preso era una specie di angoscia, per il semplice fatto che mi sembrava incredibile che un nuovo virus spuntato dal nulla stesse facendo morire delle persone in Cina, in uno dei luoghi tecnologicamente più avanzati in questo mondo.
Noi uomini, che ormai sembriamo poter controllare tutto, dal moto degli astri fino alle vibrazioni degli atomi di ossigeno, venivamo colti impreparati da qualcosa di totalmente inaspettato e inizialmente non gestibile, un virus che stava mettendo in difficoltà anche la Cina.
Come è possibile? È bastato questo? Un nulla venuto dal nulla ci metteva il bastone fra le ruote? Tuttavia quel nulla stava uccidendo e noi non sapevamo il perché.
E cosa che forse mi ha sconcertato ancora di più è stata l'apparente noncuranza di chi avevo intorno. Sembrava che stessero assistendo all'esposizione di una notizia come le altre, nemmeno delle più sconvolgenti. Probabilmente si era proprio all'inizio di tutto questo e quindi, come forse è naturale che sia, la paura ancora non era sorta.
Ma come poteva? Proprio come l'articolo diceva, l'umanità si sta creando una sua natura, separata dalla natura vera, troppo altera e scomoda, si può fare tutto oggi e si è al sicuro da tutto. Quindi, perché preoccuparsi? Era una cosa gestibile, come tutto il resto.
Le epidemie si diffondono fra gli animali oggigiorno, tra gli uomini non è neanche pensabile: eventualmente verrebbe sedata sul nascere, come probabilmente sarebbe successo in quel frangente. Erano quindi tutti sicuri, tranquilli, forse anche disinteressati.
Forse ero stato sciocco io ad avere paura. In fondo, di cosa?
Tuttavia la notizia sul virus riapparve anche i giorni seguenti, seguita dal crescere della sua gravità e della generale consapevolezza.
E ora siamo qui, quello che era "in televisione" è arrivato. La tecnologia cinese non l'ha fermato, la tecnologia non l'ha fermato; com'è possibile?
È stato possibile, ora ne siamo consapevoli, siamo uomini, quindi animali, quindi naturali, della stessa natura che plasma i virus, che si è adattato come noi sappiamo fare così bene ed ora eccolo.
L'arroganza del non stimare degno di importanza ci ha condotti a fare simili riflessioni, a ricrederci. Stiamo riscoprendo l'umiltà di definirci parte della natura, dalla quale abbiamo sempre tentato di alienarci.
Ora siamo umili, disperiamo per un ritorno a quel sentimento che tanto ci rendeva sicuri e finalmente capiamo, forse veramente, quella cosa che già credevamo di avere assimilato e data come concetto già imparato: la gratitudine. Per cosa? La gratitudine per l'immenso dono di poterci comportare come gli uomini sanno fare, con quell'intelligenza unica che sola può comprendere e ammirare la bellezza del tutto, quella volontà di sapere e creare che nessun altro in natura ha ricevuto. Una grazia preziosa a cui ci siamo abituati e che abbiamo fatto sconfinare nell'arroganza.
Ora forse ce ne siamo resi conto e ce ne stiamo pentendo, e la volontà di ritrovare la genuinità del nostro essere sprizza da ogni parte, la volontà cioè di godere di quel mondo che ci è stato dato attraverso le capacità uniche che anch'esse ci sono state donate.
C'è fiducia nel ritornare migliori, colmati di gratitudine e consapevolezza. È una cosa bellissima.
Ma non posso fare a meno di chiedermi: quando questa parentesi si sarà chiusa, quando sarà passato del tempo e ci saremo riabituati alla vita di prima e abituati anche alla consapevolezza di ciò che è avvenuto nella parentesi "coronavirus", non si sarà già persa quella freschezza di cui siamo pervasi ora, non ci abitueremo anche a quest'ultima, intrappolandola nel solito, monotono andare avanti, cosa che noi uomini sappiamo fare così bene?

T

30 marzo 2020

Stella alpina, o Edelweiss (nome scientifico Leontopodium, molto meno suggestivo)

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