domenica 7 giugno 2020

#parolamia Non temere il diverso, di Agnese



RIFLESSIONE SU “IL MIO VICINO TOTORO”

Come accade quasi sempre nei cartoni animati di Miyazaki anche “Il mio vicino Totoro” ha per protagonista un personaggio di genere femminile: la giovanissima Satsuki, che all’inizio del lungometraggio trasloca in una nuova casa con il padre e la sorella Mei (che sia in giapponese che in cinese significa infatti “sorella minore”).

Le due bambine, immerse in una nuova realtà, approfittano dell’assenza del padre che lavora in una città vicina, e di quella della madre che come quella del regista è ricoverata in un ospedale, e scoprono e conoscono presto spiriti magici. Oltre a Totoro, Mei e Satsuki scopriranno anche i “nerini del buio” che sono visibili solo dai bambini e che rimangono un dettaglio abbastanza misterioso all’interno della trama.
Come in “Principessa Mononoke” il titolo non è dedicato al protagonista, ma ad un altro personaggio molto importante, forse chiave del significato della storia in sé: Totoro.

Grande, morbido e peloso, Totoro è un grosso animale inventato simile ad un gatto, molto amato non solo in Giappone, ma anche in diversi altri Paesi dell’Asia. Ricordo che quando ho studiato in Cina, durante il quarto anno, i negozi di giocattoli e quelli per bambini erano spesso caratterizzati dalla presenza di Totoro stampato su magliette o trasformato in peluche. Ricordo di non essere mai stata particolarmente attratta da questo personaggio per i suoi occhi tondi e fissi che a mio dire, oltre a non conferire al personaggio alcuna espressività, lo rendono anche un po’ inquietante. 

Di sicuro Totoro non va interpretato a partire dalla sua espressione, ma dai suoi comportamenti, che svelano la sua timidezza e la sua dolcezza, facendolo così amare da adulti e bambini. 
Totoro è un essere magico amico e protettore della natura, infatti il bosco è la sua casa, è responsabile di molti comportamenti della flora, e regala alle bambine dei semi magici quando gli viene offerto un ombrello alla fermata dell’autobus. 

Sebbene per alcuni aspetti non mi sia chiaro il significato della storia nella sua trama e nel comportamento dei personaggi, sono certa ci siano molte chiavi di lettura e una morale ben pensata.

L’aspetto sul quale ho riflettuto è la figura di Totoro. Ritengo che sia simbolo e rappresentazione della speranza e della fiducia che si deve avere nei confronti della natura, infatti è solo grazie a Totoro che Satsuki riesce a ritrovare Mei alla fine del racconto, quindi è Totoro (la natura) che salva e protegge. 
Sebbene le due bambine all’inizio fossero un po’ timorose dello spirito per la sua corpulenza, alla fine riescono a guadagnare la sua amicizia e ne fanno tesoro. Questo punto può essere letto sia considerando Totoro come simbolo della natura, quindi indicando che si può essere amici sinceri e alleati con essa, oppure che bisogna non temere per principio chi non si conosce, “l'estraneo”, ma si debba fare sempre il tentativo di credere in lui e non temere eccessivamente il diverso.

Agnese

31 maggio 2020





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